Baratto amministrativo: un motore per l’innovazione sociale e la partecipazione

A sentire parlare di baratto la memoria riporta a ricordi scolastici dell’infanzia: qualcosa di antico, lo “scambio”, in un mondo in cui non era stata ancora coniata la prima moneta.

Eppure, da qualche anno, complice probabilmente l’ombra della crisi economica, il concetto di baratto sta tornando in gran voga: da tempo ormai nel nostro paese, una settimana l’anno (vedi qui), è possibile ottenere ospitalità in hotel e B&B in cambio di “lavoretti” o servizi; progetti locali con finalità ecologiche (link), come quello di Piazza Armerina in Sicilia, consentono di barattare materiale riciclabile con buoni acquisto da spendere presso i commercianti locali, e tanti altri ancora.

La novità, oggi, sta nel fatto che questa capacità di “muovere” l’economia, per una volta, è stata percepita dal governo che con il decreto Sblocca Italia – art. 24, legge 166/2014 – introduce addirittura il concetto di baratto amministrativo: in cambio di un impegno concreto per “migliorare” il territorio, ogni cittadino otterrà una riduzione sulle tasse comunali (vedi articolo Sole24Ore).

Una soluzione innovativa quindi, per consentire a quanti in difficoltà (ma non solo, ndr.) di ottenere uno sconto sul pagamento di un tributo locale (TARI, TASI, etc) o estinguere un debito con le case comunali, come nel caso di vecchie multe non pagate. Ma ancora, e questo dipenderà dalla fantasia e dalla capacità dei Comuni di muoversi tra le maglie della legge, un modo per promuovere una partecipazione attiva del cittadino, per colmare le lacune amministrative in termini di servizi (pulizia urbana, verde pubblico, recupero/restauro beni comuni, etc), per favorire il recupero dei debiti da parte delle Amministrazioni.

Facile immaginare le possibili ricadute in termini di miglioramento dell’economia locale e della stessa vivibilità delle città, qualora un tale strumento sia utilizzato anche per promuovere una fattiva collaborazione tra l’ente locale e i i privati (anche aziende, professionisti e attività commerciali).

Non ci resta che attendere fiduciosi che ogni comune italiano, seguendo l’esempio di alcuni comuni messinesi e (notizia fresca fresca!) e del comune di Bari, si apra a queste innovazioni che vengono dal passato.

Parafrasando Pascoli, c’è qualcosa di nuovo oggi nell’aria, anzi di antico!