Chef Rubio e l’InnovAzione sociale, unta e bisunta

Se “a pensar male si fa peccato…”, proviamo a farlo (sapendo di sbagliare)!

E vogliamo dire male (e pensare bene!) di una bella iniziativa che incarna tutti i principi e i valori dell’InnovAzione Sociale (come a noi piace scriverla e, soprattutto, scoprirla in giro per il mondo).

Stiamo parlando dell’ennesima trovata che vede l’ormai celeberrimo Chef Rubio (in mediapartnership con Repubblica TV) alle prese con video ricette “strapaesane” (pasta alla carbonara, cacio e pepe, amatriciana, pesto)  descritti nella Lingua Italiana dei Segni (LIS). (vedi link).

«Ai ragazzi sordi non pensa nessuno. Mi sono detto: perché non mettersi a loro disposizione? Lo Stato italiano non vuole riconoscere la lingua dei segni, volevo attirare l’attenzione anche su questo» afferma il cuoco.

Ora, Rubio, al secolo Gabriele Rubini, è un personaggio (per chi non lo conoscesse) che di certo arriva al pubblico. In maniera cafonamente educata. Fisico da (ex) rugbista, parlata romanesca de borgata, avambraccio tatuato che di più non si potrebbe, occhio penetrante e sempre curato nel look.

A nessun altro tipo poteva calzare meglio che a lui il programma sul trash-street-food italiano, scovato – verrebbe da dire – nei peggiori bar di Caracas e cioè nei vicoli e nei quartieri delle città italiane in cui il junk food globale stenterà ancora a lungo a prendere piede.

Ma a volte le cose sfuggono di mano. E in certi casi hanno risvolti imprevedibili!

Succede così che un personaggio (e la sua storia), che sembrerebbero costruiti a tavolino, raggiungono obiettivi per cui il Welfare e le Organizzazioni del sociale e della cultura ancora stentano. E’ cosi che, eccezionalmente, la finzione televisiva può diventare riferimento anche per chi, come noi, va in cerca esempi virtuosi.

Ed è così che il suo programma TV, che ha spopolato anche in Spagna e in Germania, diventa un efficacissimo strumento di diffusione della cultura culinaria popolare e tradizionale, capace quantomeno di ritardarne la dimenticanza.

Le sue ripetute, e mediaticamente studiate, iniziative a favore dei più deboli (vedi qui e qui) finiscono per far arrivare messaggi sociali importanti.

Per questa ultima iniziativa, in coppia con  Deborah Donadio coach dell’Istituto statale sordi (Issr) di Roma, lo chef de noartri ha imparato la lingua dei segni, ci ha messo come al solito tutto il suo stile e gli esiti sono pregevoli.

…e se poi dovesse essere solo una trovata di sapiente marketing, ma i risultati sono questi – beh! – non diciamolo in giro: va bene così!