Come ti finanzio – meglio – la tua idea di impresa (ovvero “La via italiana all’Equity crowdfunding”)

Si stenta a crederlo, eppure è stata proprio l’Italia il primo Paese in Europa – era il 2013 – a dotarsi di una normativa sul finanziamento delle start-up innovative tramite portali on-line (vedi regolamento).

A podio conquistato tuttavia, come nel castello kafkiano o se vogliamo nel – tutto nostrano concetto – “ufficio complicazioni affari semplici”, la burocrazia ha, di fatto, reso difficile da utilizzare lo strumento del crowfunding.

A dirlo i dati (dell’Osservatorio Politecnico di Milano), non incoraggianti, che parlano di un tasso di successo delle campagne di raccolta del 44% (SOLO 9 campagne di finanziamento su 20 sono andate a buon fine!) e di una partecipazione esclusiva di investitori istituzionali.

La situazione ha portato CONSOB (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa) a rivedere, da poco più di un mese, il regolamento cercando di colmarne lacune e introducendo novità che dovrebbero favorire la pratica dell’equity crowdfunding.

Generalmente positivi i commenti degli addetti ai lavori verso questa iniziativa di aggiornamento (peraltro condotta tramite una consultazione pubblica in piena logica di Open Innovation), sebbene non manchino constatazioni sulle debolezze ancora insite nel contesto socio-politico e culturale.

La presenza di un regolamento a cui, dopo anni non si sia fatta corrispondere la promulgazione di una apposita legge e l’assenza (forzosa o meno) dei comuni risparmiatori tra gli investitori ci fa comprendere quanto questi nuovi modelli e, soprattutto, le loro potenzialità come motore dell’economia, siano ancora lontani da una piena comprensione da parte degli investitori.

‘Peccato!’, diciamo noi, ma non demordiamo e continuiamo a credere che questa impasse  possa essere superata.

Un passo avanti che, a nostro avviso, potrà essere compiuto solo se l’utilizzo dello strumento dell’equity crowdfunding potrà essere ampliato tanto ad altri fruitori (non solo, quindi, start-up/PMI innovative e turistiche) quanto a nuove categorie di investitori (ed in particolare ai privati cittadini), senza, ovviamente, dimenticare una formazione obiettiva dei risparmiatori e dei nuovi imprenditori.

E ancora una volta il messaggio non può che essere “Apriamo l’innovazione, aprendoci all’innovazione!”… solo cosi sarà InnovAzione Sociale!