Il prestito diventa sociale e il guadagno è di tutti

Se dico “peer-to-peer” cosa vi viene in mente?

Le risposte saranno senza dubbio eMule, Kazaa, i vari Torrent; per i più “attempati” della rete forse Napster.

Ma il peer-to-peer va ben oltre il filesharing, tanto da esser diventato termine molto inflazionato in tanti settori (basti pensare che anche nelle proposte di legge si sente parlare di modelli “tra pari”, nella formazione ad esempio).

Oggi vi vogliamo invece parlare di un ambito ben diverso, in cui il peer-to-peer ha trovato applicazione: il problema di accesso al credito, che sembra così trovare una soluzione equa e vantaggiosa per tutti.

Ci riferiamo appunto al “prestito tra privati” o ciò che il web intero riconosce sotto il nome di Social Lending.

Come funzioni è presto detto: grazie ad una piattaforma web, che svolge il ruolo di mediatore, chiunque abbia necessità di un prestito in denaro (ad esempio per realizzare un progetto o avviare un’attività professionale) può richiedere la cifra necessaria, indicando il tasso di interessi massimo che è disposto ad accettare e inviando la documentazione richiesta; il prestito proverrà dai prestatori di denaro, privati, presenti sulla piattaforma, che vogliono investire la propria liquidità ad un determinato tasso di interesse.

Il tutto in maniera più rapida, semplificata e vantaggiosa di quanto si potrebbe ottenere attraverso una banca (posto che siano presenti tutte le precondizioni perché la banca conceda questo prestito). Maggiori dettagli sul funzionamento sono disponibili in rete, ad esempio qui).

Lasciamo adesso all’immaginazione di ognuno il meccanismo di leva finanziaria che potrebbe rappresntare il social lending applicato alle piccole e medie imprese: un circolo virtuoso in cui le PMI sono incentivate (anche dallo Stato) a condividere la propria liquidità per garantire la crescita di un ecosistema imprenditoriale in cui la crescita di ognuno diventa valore collettivo e condiviso (vedasi lo sviluppo della piattaforma per le imprese iBondis).

Tutto fin troppo facile, dirà lo smaliziato lettore ed, in effetti, è così. Ciò ovviamente non significa che il tutto funzioni in maniera de-regolamentata e rischiosa per i debitori e i creditori.

Tutt’altro!

Al meccanismo già ben sperimentato e validato (vedansi i vari Boober, Zopa, Prestiamoci, Smartika,  Social Lending Italia) fa da garante il modello peer-to-peer che mostra tutti i potenti e positivi riscontri di un nuovo modo di vedere l’economia (o forse antico, potremmo dire, ndr): stiamo ovviamente parlando di sharing economy, social ed open innovation, di cui scriviamo già da un po’ e tanto, ancora, vogliamo scrivere!