La liberalizzazione delle economie collaborative

3564!

E non si parla affatto delle start-up basate sull’economia della condivisione censite in Italia nel corso dell’anno appena trascorso: queste sono appena 118 (vedi censimento 2015).

3564 è il numero che identifica la proposta di legge che intende «disciplinare le piattaforme digitali per la condivisione di beni e servizi» e «promuovere l’economia della condivisione».

Elaborata e presentata da un gruppo di circa 90 parlamentari di entrambi gli schieramenti  e aperta alla consultazione pubblica fino al 31 maggio 2016 (vedi qui), questa proposta di legge intende definire un inquadramento generale del mercato della Sharing Economy.

E siamo i primi! (ancora una volta!! Vedi articolo). Il nostro Paese in Europa anticipa tutti: motivo, senz’altro, di speranza che qualcosa stia realmente cambiando benché resti il dubbio: «E gli altri perché aspettano? E’ utile anticipare anche le, attese (a breve), linee guida della Comunità Europea?».

Certo, non può che essere positiva l’impressione degli addetti ai lavori ed in particolare quella delle “piattaforme online”: un percorso normativo che può dare fiducia agli utenti, un inquadramento fiscale fortemente richiesto, un ruolo attivo dell’antitrust a tutela degli utenti.

Non manca tuttavia, da parte nostra e di tanti altri, qualche perplessità.

La proposta di legge in effetti appare a tratti troppo generalista, con il rischio di escludere anche piattaforme già affermate (Uber Black, AirBnb) e di non tenere conto di contesti applicati già normati dalle leggi esistenti (BlaBlaCar, JoJob, Gnammo).

L’istituzione del sostituto d’imposta, per volumi di affari degli utenti al disotto dei 10.000 €, consentirà al Fisco di recuperare cifre fino ad oggi sommerse ma se da un lato favorirà le piattaforme basate su scambi di piccola entità economica, dall’altro svantaggerà utenti, come quelli di AirBnb che potenzialmente possono guadagnare cifre più elevate.

Infine, la validazione, da parte del garante, della iscrivibilità al registro delle piattaforme rischia di imbrigliare le possibilità di innovazione insite in un settore che fino ad oggi si è fondato sulla co-creazione e su modelli di business emergenti.

Tirando le somme, è certamente da apprezzare lo sforzo dei nostri parlamentari…nella speranza che non si trasformi nell’ennesima sovrastruttura che appesantisca  un modello nato per essere snello.