…e l’INPS dice no agli startupper con i baffi

(credits: used image from http://theheureka.com/startup-hipster)

Scusate, ma l’occasione era ghiotta! Perchè non ironizzare, ancora una volta (vedi precedenti), sul FAVOLOSO mondo delle start-up?

Si! Perché sono troppo spesso favole quelle che aleggiano tra gli abitanti del cosiddetto “ecosistema”; anzi fiabe!

Infatti, proprio quando nel paese dei balocchi (gli U.S.A.) i temi hot sono  fake news, fake claims e  fact checking (chiedete a Trump, Mr. President), anche nel nostro Paese – sempre all’inseguimento – viene fuori una notizia dai toni apocalittici.

Le start-up non possono nascere nei garage. Lo dice il catasto”; “Le start-up innovative sbattono contro il catasto”;  “Catasto e finanziamenti. Non è un paese per start-up”. Questi sono solo alcuni dei titoli delle testate più accreditate.

Il panico pervade la Rete! Si parla di gruppi armati di startupper ed investitori (tutti esteri, per carità!)  che tenteranno l’assalto delle Agenzie del Territorio…

Ma mettiamo ordine! Cosa sta succedendo?

Tutto parte da una revisione (apportata dal Ministero dello Sviluppo Economico – MiSE),  dei “requisiti per l’identificazione degli incubatori certificati di start-up innovative” (vedi decreto). Incubatori certificati: cioè quelle organizzazioni, iscritte nella specifica sezione speciale del Registro Imprese delle Camere di Commercio e destinatarie di dedicati finanziamenti e agevolazioni di stato. Già questo dovrebbe essere sufficiente, ai più smaliziati per ridimensionare il “caso”: sono gli incubatori CERTIFICATI a subirne le conseguenze e nessun pericolo minaccia le start-up.

Proviamo a scoprirne qualche altro dettaglio: affinché il MiSE riconosca, ad un’organizzazione, i titoli per ottenere l’iscrizione al Registro Imprese e concedere le agevolazioni, l’aspirante Incubatore dovrà auto-certificarne il possesso attraverso la compilazione di due schede di valutazione.

Nella prima, l’allegato A al decreto, uno dei requisiti è la localizzazione in spazi di almeno 500 metri quadrati – punteggio attribuito al requisito 15 punti. Il punteggio necessario per superare la soglia di ammissione su questa scheda è di 35 punti e in assenza della detta “quadratura” si resta esclusi. Le motivazioni del Ministero sono state chiarite qui, e noi non entreremo nel merito.

Qualche considerazione

Quello su cui, però, ci piacerebbe portare l’attenzione dei lettori è il fatto che, per assurdo, potrebbero essere riconosciuti, invece, incubatori che non posseggono ben più importanti (e necessari) requisiti.

Secondo la scheda A, infatti, un incubatore certificato, potrebbe essere tale anche in assenza dei requisiti di “possesso di una connessione Internet di media velocità” o di “disponibilità di consulenti a tempo pieno e un numero adeguato di anni di esperienza”, o, ancora, di “una rete convenzionata di finanziatori”.

Nella scheda B, relativa alle performance degli incubatori, con semplici constatazioni numeriche è facile dedurre che l’accreditamento potrebbe arrivare ad incubatori che non hanno mai fatto ottenere finanziamenti alle start-up ospitate, o non hanno mai fatto registrare un brevetto o, peggio, incubato start-up sopravvissute dopo il periodo di incubazione.

Tanto materiale su cui riflettere e tante, tante, considerazioni (sempre le stesse) che potrebbero esser condivise…

Ma in questo clima da “leggende metropolitane”, i fatti non vengono più constatati e i decreti non li legge nessuno!

L’importante è sapere che in ogni garage italiano potrà ancora nascere una start-up!

Ricordiamoci però che Steve Jobs aveva in mente la Apple (SOLTANTO!!!!!!!!) e che, al momento giusto, barba e baffi li ha tagliati.