Nuove braccia donate all’agricoltura

Dalle “braccia rubate all’agricoltura” ai “cervelli donati all’agricoltura”: sembra esserci ormai un’inversione di tendenza nel panorama della new economy, tanto nel nostro paese quanto all’estero.

Pochi post-it e niente pitch a regola d’arte, al modello Mountain View di Google si sostituisce la vista sulla montagna e agli Open Space gli spazi aperti in campagna il tutto accompagnato da mani forse un po’ più segnate dal lavoro.

È questa la realtà, in controtendenza, di quei giovani che hanno deciso un “ritorno alla terra” e che coscientemente si sono dati all’agricoltura.

Ma se di ritorno si può parlare, questo avviene certamente con un bagaglio di conoscenze e di innovazione al passo con i tempi: nuovi media e tecnologie avanzate che promuovono un nuovo modello di economia rurale basata sul societing, una Rural Social Innovation, come ci suggerisce l’approfondita analisi di CheFuturo! (vedi).

Nascono così in Italia, aziende fondate sul principio della triple bottom line (People, Planet, Profit) attente ad esigenze ambientali, sostenibilità economica e responsabilità sociale.

Guai a pensare, tuttavia, che le scelte di questi agricoltori 2.0, siano frutto di una rivisitata ottica New Age! Tutt’altro! Si tratta piuttosto di “ruralità vissuta come elemento critico per rileggere il contemporaneo, attraverso una dialettica su stili di vita sostenibili e nuove possibilità”: questa l’interpretazione della comunità RuralHub (sito web) che ha anche cominciato a parlare di #smartrurality.

Proprio da RuralHub, nasce il Manifesto della Rural Social Innovation che illustra come in questo (nuovo) settore la “disintermediazione prende il posto della logistica, lo storytelling si sostituisce al marketing e la redistribuzione del valore si sostituisce alla finanza”.

Così, in una dinamica di comunità, i produttori locali  sono messi in connessione con le comunità locali, che quindi sono coinvolte non solo come target nei processi di acquisto. Al branding si sostituisce uno storytelling autentico che trasmette il valore evocativo dei prodotti agricoli tradizionali con tutti i valori antropologici e territoriali ad esso legati. La redistribuzione innesca meccanismi di ritorno del valore materiale e immateriale all’interno delle comunità.

Il prodotto al centro, insieme al Made in Italy e, di nuovo, l’uomo, come EXPO nell’anno appena passato ha messo in evidenza relativamente al foodsystem.

Adesso, alla fine della fiera, si tratterà di vedere quali saranno le evoluzioni…