Pokemon GO! Quando il virtuale si confonde col reale

Gotta catch’em all!

Devi catturarle tutte – le piccole creature colorate che invaderanno le nostre strade!

Questo ti chiedono i creatori del videogame per smartphone e dispositivi mobili che, appena uscito negli store (6 luglio scorso), è già diventato mania in giro per il mondo. Qualcuno ha già trovato soluzioni per evitare di essere sommersi dalle notizie sul gioco che invadono il web (vedi qui)

Un videogame (gratuito) particolare, che grazie alla realtà aumentata e alla geo-localizzazione dello smartphone ci mostrerà mostriciattoli e scenari di gioco proiettati nel mondo reale ripreso dalla Cam del nostro telefono. (Per chi voglia saperne di più: link).

Proprio così! Avete capito bene: il nostro telefono ci consentirà di vedere quello che gli altri non vedono, e cioè un mondo in cui sono disseminati pokemon con i più svariati superpoteri da catturare, oggetti utili da raccogliere lungo il percorso e arene in cui sfruttare l’opportunità per far combattere tra loro i nostri mostri. Questi gli obiettivi del gioco.

La promessa della casa produttrice è di farci diventare i migliori “trainer” di Pokemon al mondo.

E ci sono già tanti ristoranti che (pagando l’abbonamento previsto dalla casa produttrice) fanno si che la caccia possa avvenire all’interno dei loro locali (con pro e contro, ndr) come raccontato qui.

Capita anche che qualche giocatore, particolarmente preso dal gioco, fermi la macchina in autostrada per continuare la caccia a piedi; altri hanno attratto i giocatori più sprovveduti in luoghi isolati per derubarli. (articolo)

Un interessante articolo fa notare invece come sia facile nel centro di Manhattan fare un bel numero di catture e trovare decine di Pokestops (luoghi in cui raccogliere oggetti e chance); se invece ti trovi in una cittadina di periferia, magari in campagna, come a Louisville, allora le chance si riducono di molto.

Però, non vi sembra strano? E’ come avere un déjà-vu: come se tutto ciò lo conoscessimo già. Non vi pare? No?

Sarà, ma io ci vedo una metafora della vita dell’imprenditore o dello start-upper…

Lascio il PC e spengo lo smartphone, adesso: vado a fare due passi nel mondo reale!