Stoppiamo le Start-up

Avremmo potuto cominciare questo post con un orgoglioso – “Noi lo dicevamo già da tanto tempo!” – e lasciar intendere doti di intuito paragonabili ai grandi geni della finanza della City…

…avremmo potuto, e lo abbiamo anche fatto!

Ma solo per cavalcare lo stile provocatorio delle affermazioni di Alberto Onetti, presidente della Fondazione Mind the Bridge e responsabile di Startup Europe Partnership, personaggio che di certo non figura tra i “nemici” delle Start-up (per chi volesse sapere di più delle sue caustiche parole e delle reazioni suscitate rimandiamo all’articolo di Wired).

Nodo della questione è: “Quanto le start-up portatrici di innovazione stanno realmente contribuendo alla crescita dell’economia del paese?”.

Il lettore attento e i principali attori (consapevoli, ndr) dell’ecosistema delle startup hanno già da tempo inteso quello che, in maniera tutta originale ed efficace, Onetti ha voluto portare all’attenzione dei “tanti”: il concetto di startup è troppo spesso travisato, le misure di Stato a sostegno rischiano di rivelarsi del tutto inutili se si continuerà a “ragionare per categorie” (parole di A. Onetti) e a considerare quello delle startup un mondo a se stante e scisso dal tessuto imprenditoriale delle PMI (Piccole e Medie Imprese, ndr) che pur costituiscono un nucleo fondante ed essenziale, tanto in Italia quanto in Europa.

Onetti ha chiaramente in testa la soluzione (che ci sentiamo di sottoscrivere totalmente) e non ne ha fatto mistero, anzi ne ha fatto mestiere!

Partendo dalla convinzione che sia l’Innovazione il motore e il punto di svolta dell’economia (e non  le start-up, le PMI o le Big Corporate e le multinazionali, singolarmente), il modello proposto è quello della Open Innovation o innovazione aperta.

Start-up, PMI e Corporate non possono essere collocati in compartimenti stagni ma devono essere collegati da confini “porosi” in grado di permettere il trasferimento dell’innovazione nell’una e nell’altra direzione e consentire la CONTAMINAZIONE.

Contaminazione ovviamente reciproca: che faccia comprendere alle start-up di non essere già al punto di arrivo e di essere obbligate a generare reddito e occupazione; e che faccia comprendere alle PMI l’importanza di Ricerca&Sviluppo, e della possibilità di prevedere il ricorso a capitali di rischio privati (slegandosi dal modello di debito bancario, ndr) e anche un EXIT.

Questa la visione di Onetti. Visione che un opinion leader del calibro di Gianluca Dettori sintetizza così:

“Secondo me Onetti ha individuato uno spazio di opportunità molto importante in Europa: alla fine dei conti tutte le grandi aziende, un tempo, sono state PMI”

…o startup aggiungeremmo noi.

Ops! Un’ultima nota: “Noi lo dicevamo da tempo!”