Una stampante 3D per imparare a parlare (la lingua dei segni)

You rock!”, con il gesto di felicità, noto ai cultori dei manga giapponesi, di pollice, indice e mignolo all’insù.

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È cosi che la mano robotica (con intelligenza Arduino™) conferma che la sequenza è stata eseguita in maniera corretta. Si accartoccia su se stessa, triste, se la sbagli.

Potrebbe essere un brano tratto da un romanzo cyberpunk alla Philip K. Dick, e invece è quello che accade in un laboratorio del FabLab di Trieste, luogo in cui viene perfezionato giorno dopo giorno, questo gioco educativo, pensato come sussidio all’apprendimento alla LIS (Lingua dei Segni italiana), ideato e realizzato da Elena Dall’Antonia, 24 anni, ormai ex-laureanda dell’Università di Udine.

Gioco educativo, ma c’è molto di più dietro la realizzazione di questo progetto, pensato per insegnare in maniera facile e divertente il linguaggio dei segni ai bambini sordi  e sordo-ciechi in età infantile. La mano robotica, infatti, non è che una parte di questo kit, composto, inoltre, da  ben 26 “manine” colorate stampate grazie ad una stampante 3D e da un supporto in grado di riconoscerle. Il tatto e il gioco favoriranno l’apprendimento dell’alfabeto dei segni.

Potrebbe bastare, ma a rendere davvero unico il progetto è la possibilità, per chiunque, di costruirne, a basso costo (circa 300 € il costo stimato), una propria versione completa e funzionante, e personalizzarla se necessario.

Il progetto è infatti Open Source e questo consente di prelevare gratuitamente dal sito web di Elena i file necessari alla stampa 3D e, recatisi al più vicino FABLab, costruire la propria copia del kit. Per il funzionamento  saranno necessari pochi componenti aggiuntivi (la scheda Arduino, relè e magneti e poco altro).

L’origine dell’idea la racconta così Elena (vedi articolo Corriere Sociale):

«Per la mia tesi di laurea volevo proporre qualcosa di nuovo. Poi è arrivata in visita ai laboratori una scolaresca. Tra gli alunni c’era anche una ragazza sorda accompagnata dalla sua assistente alla comunicazione che ha notato la mano robotica in funzione. Mi ha detto che per lei sarebbe stato un ottimo sussidio per l’apprendimento e io avevo voglia di fare qualcosa di utile. Così abbiamo iniziato a collaborare e a mettere a punto il prototipo

Tecnologia quel tanto che basta (e non fine a se stessa!), un problema reale a cui trovare una soluzione, progettazione partecipata con chi quel problema lo vive quotidianamente, condivisione: insomma InnovAzione Sociale…..come piace a noi!