“WeCaRe”, il Piemonte investe nell’Innovazione Sociale.

Che l’Innovazione Sociale in Italia avesse trovato, diremmo quasi, un suo microclima ideale ai piedi delle Alpi e nella città di Torino in particolare è faccenda nota da tempo. Non dovrebbe, quindi stupire che il Piemonte diventi anche la prima regione in Italia a dotarsi di una strategia incentrata proprio sulla Social Innovation.

 Nata con l’obiettivo di dar vita ad una serie di azioni capaci di stimolare sperimentazioni e progetti, sostenibili e replicabili, finalizzati alla promozione della coesione sociale e dell’inclusione, e, soprattutto, facendo leva sui fondi europei FSE e FESR, la strategia piemontese per l’Innovazione Sociale mette a disposizione ben 20 milioni di euro per enti socio-assistenziali, imprese profit e no profit, pubbliche amministrazioni e terzo settore.

 Abbiamo sentito sul tema il Dott. Augusto Ferrari, Assessore regionale alle Politiche Sociali che, insieme ai colleghi assessori alle Attività Produttive, al Lavoro e Formazione Professionale e alle Pari Opportunità, è stato fautore di tale iniziativa:

D: Assessore Ferrari, La ringraziamo, innanzitutto, per la sua cortese disponibilità. 

20  milioni di euro dunque, per intercettare i nuovi bisogni delle comunità: quanto, l’innovazione sociale, cambia l’approccio al welfare?

 R: E’ fondamentale. I sistemi di welfare oggi in tutta Europa sono sottoposti a sfide sociali nuove, a cui non è possibile dare risposte efficaci senza un deciso ripensamento dei servizi. E’ necessario passare da un sistema di welfare che agisce in maniera settoriale e solo a valle del disagio ad una visione della coesione sociale come motore dello sviluppo locale, intendendo il territorio come un incubatore di sviluppo umano, sociale ed economico. L’innovazione sociale, intesa come tentativo – realistico e creativo allo stesso tempo – di favorire la crescita del sistema delle politiche territoriali, assume un ruolo cruciale rispetto a questo elemento.

Quello che abbiamo cercato di fare con la strategia WECARE è di interpretare l’innovazione sociale non come l’ideazione di nuovi progetti o servizi a breve termine, ma come un percorso attraverso cui il sistema territoriale nel suo complesso e i suoi attori – pubblici e privati – trovano un nuovo equilibrio più rispondente alle esigenze e alle domande che il tessuto sociale pone all’attenzione delle istituzioni. Un’innovazione, dunque, che sfruttando creatività, tecnologia e metodologie collaborative, entri dentro il sistema tradizionale dei servizi, e non solo lo affianchi.

D: Un percorso, questo della definizione delle linee guida della strategia regionale appena varata, che sembra proprio prendere spunto dai princìpi cardine dell’Innovazione Sociale: partecipazione e condivisione. quale è stata la risposta, in termini di contributo effettivo, da parte dei vari stakeholder e da parte degli stessi dipartimenti regionali?

R: Una delle principali novità di questa strategia è stata proprio l’innovazione di metodo attraverso cui si è arrivati alla sua definizione. L’innovazione sociale è un tema trasversale, che deve vedere coinvolti diversi ambiti dell’amministrazione e della società e che necessita, per potersi realizzare davvero, della contaminazione tra competenze ed esperienze diverse. Nella Pubblica Amministrazione siamo spesso portati a ragionare per settori verticali; questa strategia invece nasce da un tavolo di lavoro congiunto tra quattro assessorati (politiche sociali, sviluppo economico e innovazione, lavoro e formazione, pari opportunità e diritti) e due diverse direzioni (coesione sociale e competitività).

La genesi di questa strategia è stato un processo collettivo e condiviso, nato dallo stimolo di un gruppo informale chiamato WeCaRe – Welfare Cantiere Regionale, nome che poi abbiamo voluto dare anche all’Atto di Indirizzo. Il gruppo è nato nel 2015 dall’idea che il nostro Assessorato avesse bisogno di mettersi in discussione e di raccogliere punti di vista differenti per programmare meglio le politiche sociali regionali ed è composto da singole persone che hanno portato competenze ed esperienze nuove in diversi campi. Da questa condivisione è scaturito un documento che voleva tracciare le principali linee di pensiero sull’innovazione sociale in chiave piemontese. Tale documento è stato discusso pubblicamente nello scorso autunno, con oltre 400 persone e tutti i principali stakeholder. È quindi iniziata l’elaborazione dell’Atto vero e proprio, curata dalla Regione in continuo confronto con gli attori del territorio: gli enti gestori delle politiche sociali, il coordinamento regionale delle fondazioni, l’alleanza delle cooperative, il Forum del Terzo Settore, i centri servizi per il volontariato.

D: Fra i destinatari delle 4 principali misure previste, anche le imprese. Se in tema di Innovazione Sociale le benefit corporation hanno una chiaro ruolo, per quel che riguarda il welfare, anche il privato, possiamo dire, sta riguadagnandosi un ruolo. Quanto è importante la diffusione di buone pratiche di welfare aziendale e quanto queste possono riflettersi sul benessere della società al di fuori dell’impresa?

 R: La sempre maggiore esigenza di tutela dei nuovi rischi sociali ha fatto sì che il tema del welfare aziendale stia diventando sempre più strategico. Il welfare aziendale può stimolare un miglioramento delle condizioni generali di benessere della popolazione, incentivando la conciliazione tra vita professionale e vita privata, la promozione della parità di genere, pratiche di vita più dinamiche e salutari, anche sostenendo prestazioni socio-assistenziali e sanitarie integrative.

Abbiamo scelto di completare la strategia per l’innovazione sociale dando anche molta importanza a questo tema, attraverso una misura dedicata che intende sostenere progetti di welfare aziendale che vadano nell’ottica di un miglioramento del benessere del lavoratore. La misura si caratterizza per la scelta di diffondere sul territorio esempi virtuosi di welfare di secondo livello, generato da soggetti privati che si organizzano nel tentativo di rispondere a bisogni di conciliazione tempo lavoro e di erogare servizi in grado di affiancarsi e coordinarsi con i servizi erogati dal pubblico, come ad esempio nidi aziendali, prestazioni socio-sanitarie complementari e di nuove forme di organizzazione del lavoro family friendly (es. flessibilità dell’orario di lavoro, coworking, telelavoro, etc.). Abbiamo inoltre previsto una premialità per quei servizi che sapranno andare al di là dei dipendenti delle imprese beneficiarie stesse, aumentando il raggio di azione anche ai fornitori ed alla comunità locale nel suo complesso.

D: Senza dubbio importanti l’approccio proprio all’Innovazione Sociale e scottanti i temi dell’emergere di nuovi bisogni e di nuovi disagi. Ma quanto peso ha, nell’attuazione delle politiche del “nuovo welfare”, la disponibilità dei finanziamenti che vengono dall’Europa?Potrà, la dimostrazione di sostenibilità di tali sperimentazioni, garantire un effettivo passaggio dalla fase pilota allo scaling-up?

 R: Come dicevo, questa è la vera sfida che ci siamo posti. Far diventare l’innovazione sociale non un fatto occasionale, ma strutturale. Qui saranno fondamentali due fattori. Il ruolo dei “distretti per la coesione sociale”, a cui la strategia ha dedicato una delle cinque misure. Il territorio regionale viene diviso in 30 distretti e in ciascuno di questi viene stimolata la costruzione di un nuovo modello di governance, che veda insieme un ruolo importante degli enti gestori delle politiche sociali con gli altri attori pubblici e privati del territorio. Il secondo fattore che abbiamo messo in campo è stato di dedicare un’altra misura ad un’attività di accompagnamento, che è sicuramente decisiva, perché non possiamo immaginare che progetti innovativi si realizzino senza una forma di accompagnamento qualificato, specialmente nella fase di traduzione delle idee in azioni concrete e poi in quella di implementazione. L’accompagnamento sarà affidato a un soggetto che abbia esperienza internazionale e la capacità di accompagnare i territori alla ricerca di forme di sostenibilità, scalabilità e replicabilità delle sperimentazioni che saranno attivate.

Ringraziamo ancora l’Assessore Ferrari, complimentandoci per la pregevole iniziativa, e restiamo in curiosa attesa di conoscere gli esiti di queste sperimentazioni.

Come sempre, ci ha fatto piacere mostrare esempi (lampanti in questo caso!), di come l’Innovazione Sociale, possa essere strumento anche in iniziative di sistema.

Sarà solo questione di clima “alpino”? Lasciamo ai nostri lettori l’ardua sentenza…